04/09/2009
SINTESI de L'economia risanabile
Dal momento che l'argomento sulla nostra economia è piuttosto vasto, ed auspico l'intervento di altri, per confrontarci e per colmare le inevitabili lacune che ci saranno nei miei post di persona comune, pubblico una sintesi del mio pensiero.
Il consumismo è una forzatura non necessaria. Spesso vengono acquistati oggetti non necessari ed il più delle volte poco utili alle nostre reali esigenze. Spesso si fanno degli acquisti per conformarsi alla maggioranza. Scopo della pubblicità è far sentire chiunque inadeguato e promette gratificazioni esclusivamente con il possedere.
Le grandi aziende risparmiano sulla forza lavoro, sui costi delle infrastrutture, sugli adeguamenti alle normative (a volte veramente assurde) andando a produrre all'estero, o facendo produrre da altri all'estero. In questo modo le aziende possono essere più competitive abbassando i prezzi ed allo stesso tempo aumentando i loro profitti.
I consumatori, che si trovano a "dover comprare" più di quanto necessitano, vanno alla ricerca del risparmio, comunque indebitandosi con le "meravigliose rate", e quindi prediligono i prodotti realizzati all'estero, in paesi fino a poco tempo prima economicamente sottosviluppati.
Le aziende che ancora mantenevano una produzione italiana hanno dovuto chiudere. Cresce la disoccupazione. Si diventa tutti venditori e consulenti, non si possono garantire contratti a tempo indeterminato, a favore di contratti a provvigione che creano solo insicurezza.
Le persone hanno sempre minore potere di acquisto. Il risparmio ottenuto con questo sistema non basta più, siamo entrati in un vortice. (discorso a parte lo meritano le carte di credito, le carte revolving, i finanziamenti etc.) Abbiamo importato povertà, non preoccupandoci se, per ottenere dei prezzi più bassi, i lavoratori dei paesi economicamente sottosviluppati hanno imposto turni di lavoro massacranti, hanno impiegato bambini, hanno lavorato in condizioni igieniche e di sicurezza inaccettabili e quant'altro.
A questo punto arrivano direttamente i produttori esteri grazie a "santa globalizzazione" così non serve nemmeno più l'intermediario italiano e si perdono altri posti di lavoro, con la conseguenza che l'agognato risparmio non basterà MAI.
Un inciso sui grandi marchi, quelli dell'alta moda, la cui percentuale di guadagno su ogni singolo capo non so quanti zeri abbia. Dal momento che vendono più che altro un nome, una firma, dovrebbero avere il buon gusto ed il buon senso di non andare a produrre il 60% (si spera) di tale prodotto all'estero, come hanno fatto quelle aziende che si sono poi rivolte ad un target con un potere di basso.
Morale della favola:
La soluzione non è comprare di più, ma produrre di più. Incentivare la produzione. Per i consumatori, comprare meno, ma prediligendo i prodotti di casa, premiando le aziende che davvero con grandi sacrifici continuano a produrre in Italia.
Come detto questa è un'estrema sintesi. L'argomento è vasto e va affrontato punto per punto
00:26
Scritto da : monia-d
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03/09/2009
L'economia risanabile -parte I-
La crisi ci sta attanagliando. 
Gli operai che salgono sui tetti sono una minima parte di quelli che si sono ritrovati senza un lavoro. La crisi era ovvia e prevedibile. Su cosa si basa l'economia di un paese? I paesi forti economicamente sono quelli con una grande produzione, quelli con le fabbriche, con gli operai. Gli operai sono le fondamenta dell'economia.
Io non sono affatto un'esperta di economia, ma ho un mio personalissimo punto di vista sulla questione.
Un tempo in Italia si produceva. Il made in Italy era sinonimo di ottima manifattura. Eravamo grandi produttori di calzature, di pelletteria in genere, di occhiali e quant'altro.
Ora cosa ci è rimasto? Il governo mangiasoldi ha preteso sempre di più dalle aziende, spremendole al punto che le piccole imprese non avevano e non hanno molti motivi di re-(e)sistere.
I capitani di industria, perlopiù parenti stretti dei politicanti, come loro sono sempre stati voraci, sempre a cercare il massimo profitto. A che scopo continuare a produrre in Italia, dove un'azienda deve soccombere a miriadi di regole onerosissime (quante necessarie?) e dove la mano d'opera è costosissima, quando all'estero si può produrre riuscendo ad essere più competitivi ed avendo guadagni enormemente maggiori? - Non fa una piega - abituati come siamo a pensare che il mondo finisca dove arrivano i peli del nostro naso.
Gli italiani, e non parlo dell'italiano medio, ma davvero della stragrande maggioranza degli italiani, se non la totalità (mi metto in lista anche io, almeno fino a qualche tempo fa) chiaramente a parità di prodotto cerca di risparmiare. Quindi gli italiani, tutti contenti di questa nuova globalizzazione che apparentemente dà a tutti libero accesso a tutto, non solo hanno preferito comprare dove si risparmiava (e bisogna dire che fino a non molto tempo fa non trovavi scritti su tutti i prodotti i luoghi di produzione) ma hanno scoperto internet, e con internet la possibilità di risparmiare ulteriormente.
Cosa c'è di male? Il fatto che ogni nostra azione, ogni nostra parola, ogni click su una tastiera, tutto produce conseguenze.
06:29
Scritto da : monia-d
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